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Urgono chiarimenti sul ritardo del riordino del gioco

Redazione Pubblicato il

Urgono chiarimenti sul ritardo del riordino del gioco
Immagine di repertorio. Foto: Skitter Photo / Dice Game · CC0 1.0

Forse non ce lo si aspettava: la politica che sollecita sé stessa relativamente al ritardo con il quale non si interviene per il riordino dei giochi e per il riassestamento delle piattaforme di casino online! Ormai, in questi giorni, non si parla d’altro se non del gioco e della sua riforma settoriale tante sono le richieste di aiuto dell’industria del gioco e delle sue imprese. É evidente che buona parte del gioco aveva “preso per buona” la promessa inserita nel provvedimento Decreto Dignità per quel che trattava il gioco ed il divieto della pubblicità: si sarebbe provveduto al riordino del settore entro qualche mese. Di mesi ne sono passati certamente più d’uno ed, ancora, ci si trova ad interrogarci perché il riordino non arriva, se arriverà mai e, sopratutto, un giorno sì e l’altro pure ci si interroga se mai questo Governo affronterà il perdurare del settore ludico sull’italico territorio. Oppure se il Movimento Cinque Stelle, nella persona del suo leader vice premier penta-stellato, continuerà a lanciare strali contro “il gioco immorale” e perseveri nel propinare all’opinione pubblica la sua ostinazione a non volerlo accettare “per la salute (anche economica oltre che sanitaria) dei propri cittadini e per il territorio.

Questi sono ormai concetti che si ripetono da tanto tempo e sono diventati persino obsoleti perché lasciano “il tempo che trovano”, considerando che non è stato fatto ancora nulla per adempiere alle promesse inserite nel Decreto Dignità. Sono talmente “vecchie” (queste promesse) che persino la stessa politica (ovviamente di colore diverso da coloro che gestiscono il nostro Paese) si domanda quando, come e perché non venga attuato il piano di riordino del mondo dei giochi! Tutti sanno che il gioco ne ha assoluta necessità e, sopratutto, questo faceva parte del cosiddetto “contratto di Governo” laddove il Movimento 5Stelle aveva fatto inserire una serie di impegni per il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo, per la tutela delle persone fragili e di coloro che, malauguratamente, sono incappati nella rete del gioco problematico. Bisogna, però, constatare, e non per continuare a ripeterci ma per riferire il vero, che ad un anno dall’insediamento dell’Esecutivo Giallo-Verde ben poco è stato fatto per il gioco pubblico: e non solo.

Le Linee Guida recentemente applicate dall’AgCom sembrano destinare a rendere inefficace il divieto di pubblicità ai giochi ed alle scommesse! Forse, anche da qui nasce la richiesta al Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio per comprendere a che punto siano i lavori di riordino della legislazione sul gioco lecito nel quale il M5S si era impegnato ad inserire una serie di limitazioni e disincentivi. E ci si domanda anche se questa materia non sia finita, per caso, tra quelle “destabilizzanti” il già precario equilibrio di cui “gode” l’attuale Esecutivo e che rendono sempre più instabili gli equilibri dell’alleanza (!!) Lega-M5S. Oggi, le lobby del gioco stanno premendo sui Consigli Regionali per far adottare delle proroghe all’entrata in vigore dei famigerati distanziometri che decidono la posizione che le attività di gioco d’azzardo devono mantenere dai cosiddetti luoghi sensibili. Forse si vorrebbe vedere da parte del Governo un impegno maggiore per questa problematica che sembra stia assillando il nostro Paese, così come pare stia quotidianamente impegnando l’opposizione.

Il vero cambiamento ha necessità non solo d “prediche”, ma anche di “pratiche”: non si vorrebbe continuare a giocare con le parole, bisognerebbe onestamente passare ai fatti. Tanti addetti ai lavori della politica sottolineano gli accordi sottoscritti nella Conferenza Unificata, di buona memoria, dalla quale si potrebbe ripartire con più velocità per arrivare ad “una sistemazione definitiva nazionale” del settore ludico. Allora, era stato demandato all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, proprio per il ruolo di quest’ultima e per gli interessi che esistono nel settore, il compito di provvedere alla ricollocazione dei punti terrestri del gioco praticato mediante le apparecchiature da intrattenimento, nonché di svolgere la pianificazione relativa alle distanze dai cosiddetti luoghi sensibili. Si dovrebbe, quindi, ripartire da ciò che aveva trovato in quel tempo tutti d’accordo e proseguire nel pianificare quello che ora, a due anni di distanza, rappresenta il gioco tenendo conto degli sviluppi che sono intervenuti. Ma ciò non succede: la politica che gestisce il Paese ci sta “mettendo del suo” continuando a restare latitante e non sembra apparire all’orizzonte una benché minima iniziativa di riordino.

Eppure, sempre in relazione all’accordo, erano state definite le caratteristiche dei punti vendita per la raccolta del gioco pubblico, nonché i criteri per la loro distribuzione e concentrazione sul territorio a garanzia e per la sicurezza della salute e del territorio, senza dimenticare disposizioni per prevenire il rischio di accesso al gioco ai minori. Insomma, si può tranquillamente affermare che “il più era stato fatto” in quella Conferenza: ci vorrebbe solo un poco di “buona volontà” ed un passo indietro in relazione all’avversione che in modo lapalissiano viene sempre espressa da parte di uno schieramento dell’attuale Esecutivo, per arrivare ad un riordino “con tutti i crismi”, fra l’altro sfruttando il tanto lavoro messo in campo dal precedente sottosegretario ai giochi Pier Paolo Baretta.

E, per finire, non si può sottacere che il Consiglio di Stato ha consigliato il Governo, che ne aveva richiesto il parere, di sistemare la “questione territoriale” prima di indire bandi di gara: non possono essere messi in campo poiché con le norme vigenti non si riesce a comprendere “dove e come” qualsiasi attività ludica possa trovare collocazione! Quindi, perché questi ostinati ritardi nel riordino del gioco pubblico quando si sa perfettamente che le risorse che lo stesso produce sono indispensabili per le casse dell’Erario e che sono state già messe a bilancio dall’Esecutivo per gli anni a venire? Ci vogliono risposte certe e trasparenti… che non arrivano: ed intanto l’industria del gioco continua a barcollare, le imprese chiudono e licenziano i dipendenti ed i giocatori sono forzatamente spinti verso il gioco illecito che non ha regole, né orari, né distanziometri da rispettare e che sta trovando sempre più spazio sul mercato. É questo quello che si vuole dall’attuale politica Giallo-Verde?

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