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Le Regioni fanno sul serio per contrastare il gioco problematico

Redazione Pubblicato il

Le Regioni fanno sul serio per contrastare il gioco problematico
Immagine di repertorio. Foto: DellaGherardesca / Palazzo Montecitorio - esterno · CC BY 4.0

Recentemente, purtroppo, si è dovuto e voluto scrivere che l’Esecutivo Giallo-Rosso, nonostante tutta l’acrimonia che mette in campo contro il gioco pubblico e contro i migliori casino italiani online, non ha inserito alcuno stanziamento per un qualsivoglia Fondo che si occupi delle dipendenze, ivi compresa naturalmente quella da gioco d’azzardo che continua ad essere, secondo il M5S in particolare, la “piaga del secolo”. Nella Manovra 2020, infatti, non vi è traccia di un simile passaggio a meno che non sia maldestramente sfuggito all’attenzione di chi scrive. Quindi, visto e considerato che il Governo centrale si è astenuto dal prevedere un sostegno a contrasto del gioco problematico, ed a sostenere i cittadini che ne vengono coinvolti con servizi di supporto e di accompagnamento in un percorso difficile da affrontare (ma questo per qualsiasi dipendenza), le Regioni si stanno attivando, in proprio, con importi rilevanti per la prevenzione e la cura del gioco problematico. I primi due territori che “investono davvero nella salute” dei propri abitanti sono Lombardia e Toscana, il che sembra alquanto positivo ed è per ciò che si vogliono raccontare questi interventi.

Sulla Lombardia si vuole sottolineare che, probabilmente, è stato il primo territorio a scendere in campo contro il sistema gioco d’azzardo, o quanto meno contro le sue specifiche derive, ed ha combattuto battaglie in ogni dove per contrastare lo sviluppo del fenomeno della ludopatia. Dopo questo, non ci stupisce affatto che la sua Giunta abbia stanziato, proprio per questo scopo, più di due milioni di euro anche per rafforzare ulteriormente gli impegni assunti per contrastare il gioco problematico. Le misure che verranno intraprese verranno messe in campo in collaborazione con le Agenzie di Tutela della Salute, con i Comuni, il Terzo Settore e le varie associazioni che direttamente si occupano di tale problematica: tutte le iniziative coinvolgeranno gli istituti scolastici, base dalla quale si dovrebbe sempre partire per far comprendere il gioco come divertimento, ma anche per far conoscere bene i suoi “lati oscuri”. Le varie azioni comprendono convegni, seminari ed incontri mirati e suddivisi per target di popolazione.

Quindi, anche punti di ascolto per rintracciare la popolazione più a rischio, aumento dei gruppi di aiuto per i giocatori compulsivi e per le loro famiglie. Ma verrà anche potenziato il coinvolgimento degli esercenti nelle operazioni “no slot” tanto caro e caldeggiato dalla Lombardia, che troverà senz’altro forme di valorizzazione e promozione per quegli esercizi che decideranno, od hanno già deciso, di non offrire più il gioco alla propria clientela a mezzo degli apparecchi da intrattenimento. Considerato anche che lo Stato centrale rifugge da qualsiasi decisione relativa al mondo del gioco, ma non disegna in uguale modo le risorse che vengono riversate nelle Casse dell’Erario, la Regione Lombardia, in proprio, intende mettere in campo più misure possibili per aiutare le persone coinvolte nel disturbo da gioco d’azzardo e le famiglie che ne vengono a loro volta, travolte. Ma è anche importante prestare tanta attenzione alla prevenzione con programmi ad essa destinati e la presa in carico, il prima possibile, delle situazioni più a rischio.

Insieme alla Lombardia, si espone anche la Toscana e mette a disposizione delle iniziative per contrastare il gioco problematico sei milioni di euro con due delibere di Giunta. La cifra destinata verrà suddivisa in due tranches tra il Ministero della Salute, per il piano regionale di contrasto al gioco d’azzardo, e le Aziende sanitarie per la realizzazione di attività di prevenzione e cura dei soggetti coinvolti nel disturbo da gioco d’azzardo. La Toscana è una Regione da tempo impegnata in azioni di contrasto a tutte le dipendenze, ma quella che attiene il gioco ha sensibilizzato il territorio maggiormente perché questo fenomeno è oggi in ascesa: per questo motivo, è stato varato un numero verde dedicato ed una pesante campagna di comunicazione per far ben conoscere il gioco d’azzardo. Prima di tutto, parte delle risorse destinate sono da attribuire ad iniziative per concorrere alla rimozione delle cause sociali e culturali che possano contribuire a far affiorare le forme di dipendenza.

Misura indispensabile, poi, mettere in atto una risposta continuativa alle persone che manifestano il problema del disturbo da gioco. Non possono mancare, ovviamente, misure indirizzate seriamente alla prevenzione il che comporta, inevitabilmente, una maggiore conoscenza del territorio e di ciò che può causare il ricorso al gioco come soluzione del quotidiano. Come non possono mancare, nel modo più assoluto, corsi di informazione e formazione per tutti quegli operatori che saranno destinati alla problematica del gioco: e ciò sia per gli operatori degli Enti Pubblici, ma anche per quelli delle Associazioni di volontariato come pure quelli del Terzo Settore. Questo presuppone l’ampliamento di misure che fanno parte del Piano sanitario e sociale regionale attraverso il servizio pubblico, privato e sociale e special modo l’aumento delle iniziative dirette al potenziamento dei servizi socio-sanitari.

Come si evince da queste righe che si son volute “raccontare”, se si vuole una cosa si riesce ad ottenerla. Cosa che lo Stato centrale invece evita, e da lungo tempo: forse, quindi, l’Esecutivo Giallo-Rosso avrebbe qualcosa da imparare dalle Regioni. Loro si sono da tempo schierate a tutela dei propri cittadini per contrastare il fenomeno del gioco problematico, senza però demonizzarlo “in grande scala” come viene fatto dallo Stato centrale. Si fanno, però, carico di questo fenomeno e cercano con le proprie forze di farvi fronte o, quanto meno, di mettere in essere misure degne di tale nome, ma non mettendo a rischio l’intera industria dei propri territori, almeno nella maggioranza dei casi. Eppure, sia in Lombardia che in Toscana il gioco è sufficientemente “fluente” e, quindi, va tenuto sotto controllo. Ma “ci piace”, però, sottolineare che davvero si “cerchi di fare” qualcosa, anche se è evidente che tutti si attendano una Legge Nazionale sul Gioco che metta fine ad iniziative soltanto regionali e, sopratutto, che renda il gioco equamente distribuito, ben normato e regolarizzato, meno offerte di prodotto ma più qualificate. Insomma, si aspetta il “fatal riordino” del settore ludico, prima che sia davvero troppo tardi!

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